ateatro 103.12
totopoltrone dall'Arcus spa al Ministero, dalla Toscana a Milano
Tra continuità e discontinuità
di Redazione ateatro
 

La scorsa primavera, prima delle elezioni, ateatro si interroga un po’ malignamente sulle manovre per il totopoltrone del teatro italiano. Ora sono passati alcuni mesi, le elezioni sono andate come sappiamo, e qualcosa è successo e sta succedendo. Nei teatri e non solo.

Uno dei nodi più intricati è quello di Arcus spa, la società che gestisce il 3% dei fondi per le infrastrutture al sostegno di progetti collegati ai beni e alle attività culturali (spettacolo compreso): sono dei gran soldi e ne abbiamo parlato in varie occasioni... A proposito della situazione di Arcus spa il “Corriere della Sera” del 26 ottobre titolava “Sprechi e spese poco trasparenti”, denunciati dalla commissione presieduta da Paolo Baratta e voluta da Rutelli, e annunciava il prossimo commissariamento dell’ente. Pochi giorni lo stesso “Corriere” pubblicava la lettera di quattro consiglieri d’amministrazione dimissionari perché in disaccordo con le scelte del vertice; il 20 novembre il “Corriere” pubblicava una seconda lettera, dove il Direttore generale Ettore Pietrabissa rivendicava la correttezza della gestione. Ma nel frattempo Arcus aveva già un Commissario straordinario: Guido Improta, direttore dell’Azienda di Promozione Turistica di Roma, oltre che Amministratore delegato della società editrice di “Europa”, il quotidiano della Margherita, nonché fondatore della Società civile per la Margherita: insomma, un uomo di fiducia di Rutelli. Va ricordato che l’indirizzo strategico di Arcus è di esclusiva competenza dei ministeri dei Beni Culturali e delle Infrastrutture e che la recente Finanziaria ha confermato lo stanziamento del 3%.

All’ETI invece la situazione sembra bloccata, con mille indiscrezioni collegate alla Finanziaria: ma anche in questo caso hanno cominciato a girare con insistenza voci di commissariamento.

Al Ministero invece hanno scelto la strada della continuità: Direttore Generale dello Spettacolo sarebbe stato confermato fino al 2010 (duemiladieci) Salvo Nastasi. All’inizio Nastasi era stato considerato in quota AN. A Firenze, dove è stato Commissario Straordinario del Maggio e ora è nel consiglio d’amministrazione dell’ente, i DS lo considerano un amico. A Roma invece qualcuno giura che si è avvicinato alla Margherita. Altri dicono che è semplicemente un bravo tecnico e non è colpa sua se la destra e la sinistra fanno a gara per accaparrarsi i suoi servigi. O magari è stato folgorato sulla strada del MIBAC, come san Paolo sulla strada di Damasco. Possiamo solo sperare che la conversione non riguardi solo l’affiliazione politica, ma anche la sua idea di teatro. Insomma, speriamo che la sua visione non sia più quella esplicitata nell’intervista del 12/11/2004 al “Giornale dello spettacolo” e ripresa da ateatro 77:

Negli ultimi anni si è registrato un aumento evidente delle compagnie di innovazione a fronte di una discesa rapida delle compagnie "normali"; ora, dato che il regolamento teatro prevede alcuni requisiti per le une e per le altre, ci è parso chiaro che non ci fosse altrettanto pubblico per l'innovazione: dai dati che le stesse compagnie ci mandano si evince che l'afflusso di pubblico è bassissimo (...) In alcune regioni oltre il 50% delle compagnie si occupa di innovazione, forse bisogna chiedersi se c'è qualcosa in quel sistema che non funziona. Allora noi non abbiamo tagliato genericamente l'innovazione ma abbiamo fatto una selezione (...) decisa all'unanimità dalla commissione. La stessa commissione mi ha segnalato l'esigenza di ripulire il sistema di una parte eccessiva di innovazione...

Questo fu il debutto al Ministero di Nastasi, che motivava così l’azzeramento di 7 compagnie di ricerca, forti tagli ad altre 28 (salvo poi alcuni recupero); da segnalare che la stagione precedente la stessa commissione aveva portato le compagnie da 255 a 300, con 45 nuove ammissioni...

E sul territorio?

In Toscana il dopoelezioni ha portato a un curioso azzeramento. Nel giro di pochi mesi, tra giugno e settembre, si sono dimessi gli assessori alla Cultura di Regione Toscana Mariella Zoppi (DS), Provincia di Firenze Maria Cassi (DS) e Comune di Firenze Simone Siliani (DS). Un bell’en plein. Ma che è successo? Forse i DS in Toscana hanno perso le elezioni? Niente affatto, piuttosto lotte interne alla nomenklatura del partito (vedi anche gli intrighi di Prato intorno al Metastasio) e scambi tra DS e Margherita all’ombra dell’Ulivo. Per esempio, Siliani, assai apprezzato per il lavoro sul territorio, è stato spinto alle dimissioni, malgrado l’accorata lettera di solidarietà di numerosi operatori toscani: si dice che il suo posto fosse destinato ad Antonio Paolucci, ottimo Sovrintendente del Polo museale fiorentino e fresco pensionato, assai sostenuto da Rutelli, anche se quelli della Margherita toscana non lo contano tra i loro. Se non che Paolucci è stato chiamato alla prestigiosa direzione delle Scuderie del Quirinale, e così il 19 settembre la delega alla Cultura è finita nelle mani del sindaco Dominici (così come in Regione la delega è ora nelle mani del presidente Martini). La sinistra Toscana aveva cercato di attrezzarsi per tempo, con iniziative di cui ateatro 92 e 94 aveva dato notizia, ma non è servito molto: il dibattito dietro le quinte dev’essersi fatto così acceso che alla fine c’è stata questa specie di epidemia...

Un altro nodo chiave è Milano, al centro del nostro speciale. ateatro ha già dato notizia del nuovo cda del Piccolo Teatro: i consiglieri sono designati da Governo ed enti locali, e dunque sono di nomina politica (quella che si chiama lottizzazione). Al Comune di Milano - sindaco Letizia Moratti, assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi - tra le nomine dei numerosi nuovi dirigenti (ne ha parlato anche Report) c’è anche quella del Direttore del settore che si occupa dello spettacolo dal vivo. In pole position c’è Antonio Calbi, il tutto dovrebbe diventare ufficiale in questi giorni.

Sulle Marche che possiamo aggiungere? ateatro ha già raccontato gli avvicendamenti allo Stabile delle Marche (Raimondo Arcolai) e all’AMAT (Gilberto Santini). Nel frattempo l’assessore della Cultura della Regione Marche, il regista Giampiero Solari, è stato retrocesso a consulente del nuovo assessore, Luigi Minardi (DS), Presidente del Consiglio della Regione Marche: insomma, un biologo - ma soprattutto un politico di lungo corso - al posto di un regista teatrale e televisivo di successo e pieno di buone intenzioni.

Questi sono solo alcuni dei tasselli del totopoltrone. E’ difficile trovare una morale della favola. Si colgono ovviamente il peso (e molti vizi) della politica. Nel quadro, come abbiamo visto, ci sono molte continuità: per esempio all’Accademia Nazionale Silvio D’Amico resta inamovibile alla direzione il Commendator Luigi Maria Musati, seppur affiancato da Giovanni Minoli in qualità di Presidente. E ci sono discontinuità, più o meno felici: per esempio ci mette di buon umore che il “nostro” Franco D’Ippolito sia stato nominato consulente per lo spettacolo della Regione Puglia...

Se avete altre informazioni e notizie - oppure se volete tirare anche voi una morale da queste belle favolette - la Redazione di ateatro e i suoi forum sono a disposizione!


SPECIALE ELEZIONI 2011

La cultura e lo spettacolo nei programmi elettorali

LE CITTA'
Milano: il "metodo Pisapia" e le "cose fatte" della Moratti
Torino: Piero contro Michele
Ravenna: Capitale della Cultura 2019?
Cosenza: la differenza tra destra e sinistra
Napoli: (soprav)vivere di cultura?
Bologna: come rilanciare il "marchio Bologna"?
Trieste: marketing territoriale o ambizioni da capitale della cultura?
Cagliari: Massimo contro Massimo
Reggio Calabria: investimenti o fare sistema
Catanzaro: il più giovane candidato sindaco di un capoluogo di provincia
Siena: una capitale per Rozzi e Rinnovati
Varese: tra gruzzolo e patrimonio
Considerazioni finali e provvisorie